farmaci e webL’ingresso di colossi dell’e-commerce nel settore del farmaco sta delineando «con l’intercessione silenziosa della grande economia planetaria, che lavora a sostegno delle megafiliere commerciali, una violenta occupazione di tutto ciò che caratterizza il rapporto intimo dei cittadini con l’offerta mercantile, attraverso l’insinuazione di una metodologia di definizione delle transazioni commerciali fondate esclusivamente sulla convenienza, spesso di mera facciata, e sulle scelte d’impulso sollecitate dall’uso sempre più smoderato che la civiltà di oggi sta facendo delle tastiere». Ad affermarlo è un articolo apparso su Sanità24 del Sole 24 Ore – firmato da Ettore Jorio, docente di Diritto sanitario presso l’università della Calabria – secondo il quale il rischio è di causare «guasti inenarrabili al sistema dell’assistenza sanitaria di base, peggiori di quanto abbia fatto la grande distribuzione nei confronti del commercio di vicinato, oramai ridotto a livelli minimali se non estinto del tutto». Tutto ciò «potrebbe avere un effetto catastrofico sulla già sofferente situazione delle farmacie italiane, floride solo in presenza di ubicazioni privilegiate (grandi e medi centri urbani nonché località ad alta intensità turistica) e con trascorse attenzioni gestionali e sensibili investimenti alle spalle». È per questo che secondo l’esperto occorrerà comunque «intervenire, sia sul piano interno che su quello internazionale, sul mercato Web dei farmaci».
Jorio sottolinea poi che l’ingresso delle società di capitale e il tetto su base regionale stabilito dalla legge sulla Concorrenza «sarà complice di una trasformazione dell’offerta a 360°». Il tutto in un contesto nel quale «4.000 farmacie risultano in crisi nel Paese», delle quali «oltre il 20% è a rischio fallimento. Tra queste quelle che non hanno avuto modo di rinnovarsi a causa di una mancata volontà ad affrontare il cambiamento ma soprattutto per l’impossibilità ad affrontare appesantimenti patrimoniali difficilmente superabili se non attraverso l’impiego di risorse nuove, difficili da ottenere senza il ricorso a soci finanziatori, non sempre trasparenti».
Tuttavia, esiste la farmacia dei servizi che potrà sostenere il comparto, ma essa secondo il docente aiuterà soprattutto le farmacie più grandi, «con risorse da investire e strutture allocative di consistenti dimensioni, con spazi adatti a tutelare la privacy degli assistiti/utenti dei servizi offerti. Una differenziazione che dividerà il mercato specifico in due ben individuati segmenti: il primo facente capo alle farmacie urbane, operanti in realtà geo-demografiche ampie e provviste di economie diffusamente disponibili; il secondo, più numeroso, ricadente nel territorio periferico e ivi garante di quella rete assistenziale che si è resa sempre di più indispensabile nel tempo per assicurare la testimonianza diffusa e l’esercizio attivo del servizio pubblico della salute».

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