In poco più di un anno la disoccupazione tra gli iscritti Enpaf è salita dal 6,7 al 7%. Secondo Croce, tuttavia, è prevedibile un riassorbimento grazie all’apertura di nuove farmacie.

enpafFarmaciaVirtuale.it ha potuto conoscere i dati aggiornati relativi al tasso di disoccupazione tra gli iscritti dell’Enpaf. Quello che si delinea è un aumento, rispetto alla metà dello scorso anno, dal 6,72% al 7,01%. Se infatti al 30 giugno 2015 il numero di persone in cerca di lavoro era pari a 6.318 unità su un totale di 93.940 iscritti, i dati aggiornati al 12 settembre 2016 indicano 6.643 casi su 94.682 iscritti. «Si tratta di un dato – ha commentato il presidente dell’ente previdenziale, Emilio Croce – che in qualche modo è fisiologico. Tuttavia, secondo le nostre stime, è possibile affermare che il trend potrà diminuire, grazie soprattutto alle aperture di nuove sedi farmaceutiche. Ciò naturalmente a patto che gli iter dei concorsi straordinari vengano portati finalmente a termine. Se così sarà, i numeri per l’Enpaf sono sostenibili». Croce è quindi tornato sull’approvazione, da parte del Consiglio nazionale dell’ente, del prolungamento da 5 a 7 anni del periodo massimo di contribuzione ridotta o di solidarietà per gli iscritti che si trovano in stato di disoccupazione temporanea ed involontaria: «Si tratta del massimo che potevamo fare. È un provvedimento straordinario che nessuna altra cassa di previdenza può vantare. È giusto che questo venga sottolineato, anche perché il costo non è esiguo, parliamo di circa 13,5 milioni di euro nel periodo considerato». La modifica, introdotta con effetto dal 1° gennaio 2016, esclude la possibilità di un’applicazione retroattiva e, su espressa richiesta dei ministeri vigilanti, ha un’efficacia limitata per il periodo 1° gennaio 2016 – 31 dicembre 2018.
«Si tratta di un intervento assistenziale che abbiamo ritenuto necessario per “tamponare” il problema. Per venire incontro a chi si trova in condizioni di disagio. È chiaro però che non si tratta di una svolta», ha concluso Croce. Per quella, l’unica soluzione è un miglioramento della situazione occupazionale complessiva della categoria.

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