parafarmaciaNei mesi scorsi una notizia riguardante una farmacia milanese aveva fatto discutere l’intera categoria. Il titolare aveva infatti deciso di aprire un bar a fianco al banco, per “diversificare” l’offerta commerciale proposta ai propri clienti. Un’iniziativa che aveva attirato le critiche di chi ritiene che si tratti di scelte sbagliate, dal momento che le farmacie dovrebbero concentrarsi unicamente sul proprio ruolo di presidi sanitari per la popolazione. Secondo quanto riportato da Pharmakronos, quotidiano d’informazione farmaceutica di Adnkronos, il caso del bar di Milano non è però isolato. «L’ultimo – spiega l’agenzia di stampa – riguarda i quotidiani, venduti in una parafarmacia di Napoli, dove il banco dei medicinali convive con quello dell’edicola». Vengono quindi riportate le parole di Davide Gullotta, presidente della Federazione nazionale parafarmacie italiane, che spiega come ci siano state anche «le scatole di tonno rosso in Sicilia, questa volta in una farmacia». L’Adnkronos parla poi di vendita di bigiotteria o di oggetti di artigianato: tutti articoli posizionati accanto a flaconi e blister. Gullotta aggiunge però che a suo avviso «non c’è da scandalizzarsi, non è la prima volta che accade. E non è certo la cosa più grave in questo campo. Da un lato possiamo addirittura considerarne il lato positivo, ovvero l’inventiva e l’iniziativa dei colleghi che cercano di mantenere in vita i loro esercizi. Ma c’è anche il lato negativo, ovvero il fatto che le parafarmacie vengono lasciate nel limbo, abbandonate».
Annarosa Racca, presidente di Federfarma, ha invece condannato questo tipo di scelte, spiegando all’agenzia di stampa che «sono esperienze in cui la farmacia italiana non si riconosce» e aggiungendo che «io vedo una realtà molto differente. I farmacisti italiani, nonostante il calo del fatturato degli ultimi anni, hanno continuato ad investire in servizi per la salute: autonalisi, telemedicina, Cup, prenotazioni e molto altro».

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