FarmaciaVirtuale.it rende noti i dati aggiornati al 10 gennaio sulla disoccupazione nella categoria dei farmacisti.

disoccupazione-tra-i-farmacistiIl numero di farmacisti disoccupati risulta ancora in leggero aumento. I dati forniti a FarmaciaVirtuale.it dalla presidenza dell’Enpaf indicano infatti che il totale di professionisti in cerca di un posto di lavoro era pari a 6.995, al 10 gennaio 2017. Il che significa che il tasso di disoccupazione tra gli iscritti all’ente previdenziale è pari al 7,36% del totale (ovvero 94.981). Nel corso del mese di settembre un precedente aggiornamento effettuato dalla nostra testata indicava un tasso del 7,01%, già allora in crescita rispetto al 6,72% del 30 giugno 2016. In questa occasione è stato possibile verificare anche le differenze tra uomini e donne, e i dati indicano cifre – sia assolute che in percentuale – nettamente sfavorevoli per le farmaciste. Il numero di professioniste in cerca di un’occupazione è infatti pari a 5.379, rispetto ai 1.616 uomini. Il che significa che mentre il tasso di disoccupazione maschile nella categoria è pari al 5,51%, tra le donne raggiunge quota 8,19%. In termini assoluti, infatti, il totale dei farmacisti iscritti all’Enpaf di sesso maschile è pari a 29.322, mentre le donne raggiungono le 65.659 unità. Dai dati si evince anche come risulti in leggera ma continua crescita anche il numero totale di farmacisti iscritti nelle liste tenute dall’ente previdenziale. Il dato complessivo era infatti pari a 93.940 al 30 giugno 2016, ha quindi raggiunto quota 94.682 il 12 settembre dello stesso anno e in questo inizio di 2017 ha toccato le 94.981 unità. In una recente intervista a FarmaciaVirtuale.it, il presidente della Fofi Andrea Mandelli aveva spiegato che «gli unici antidoti alla disoccupazione, che porta con sé anche condizioni di lavoro peggiori, sono lo sviluppo della farmacia dei servizi e delle prestazioni professionali, da una parte, e dall’altra una programmazione realistica del numero dei laureati in base ai bisogni. Questo, oltretutto, eviterebbe a molti giovani e alle loro famiglie la fatica e la spesa di un corso di studi impegnativo che, oggi, non offre sbocchi occupazionali adeguati».

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