Ddl concorrenza farmacieIl ddl concorrenza proposto dal governo e all’esame delle commissioni parlamentari, se verrà approvato, è destinato ad ampliare la liberalizzazione di alcuni settori, tra cui quello della farmacia. Tra i punti cardine ci sono l’abolizione del tetto di quattro licenze per un unico soggetto e l’ingresso di società di capitale tra i titolari. FarmaciaVirtuale.it ha lanciato un sondaggio tra i colleghi, che hanno partecipato numerosi, in oltre 300, in maggioranza farmacisti titolari, segno della stringenza dell’argomento per chi ogni giorno lavora sul campo. E indice anche della preoccupazione: la norma relativa all’ingresso di capitali secondo il 63% andrà in favore degli interessi di pochi, grandi investitori, costringendo i più piccoli a fare un passo
indietro, e per il 25% favorirà lo sfruttamento del lavoro. Solo per il 10% darà slancio al settore e creerà nuovi posti, e per poco più di uno su dieci, il 13%, eleverà il livello professionale medio del settore, imponendo anche alle piccole realtà di offrire una più ampia gamma di prodotti e servizi.
Anche alla luce della stretta nell’accesso al credito, a potersi permettere di acquistare farmacie in scala secondo il 70% degli interpellati saranno capitali provenienti da settori esterni a quello farmaceutico, per il 57% sarà la distribuzione intermedia e per il 32% l’industria farmaceutica. Solo secondo il 23% potranno beneficiarne i gruppi e le cooperative di farmacisti. Ancor più emblematico è però il dato relativo alla domanda se i titolari di farmacia siano disposti a cedere la loro titolarità: prevalgono i no con il 56%, ma è evidente come la parte di coloro che si dicono possibilisti, il restante 44%, è consistente, complice anche probabilmente la crisi che da tempo ormai logora il settore tentando molti ad abbandonarlo. Gli aspiranti acquirenti, comunque, nella percezione dei colleghi non mancano: ben il 94% afferma di pensare che ci siano gruppi con forza economica e organizzativa tale da rilevare un numero consistente di farmacie nel nostro Paese. A tal proposito, quasi la metà degli oltre 200 rispondenti a questa domanda cita quale esempio di possibile grande investitore interessato il colosso Walgreens Boots Alliance. Un dieci per cento indica invece la Coop e Comifar, mentre un 5% la grande distribuzione in generale e i grossisti.
Ma nel complesso qual è quindi l’opinione dei colleghi sul ddl concorrenza? Su circa 270 risposte, a prevalere è un giudizio negativo, a tratti anche fortemente. Solo un 15% pensa che il provvedimento avrà riflessi positivi, perché prova a modernizzare il settore e, afferma un collega, «potrebbe portare le farmacie a ragionare in termini di filiera» uscendo dall’isolamento, mentre secondo un altro «salverà farmacie altrimenti destinate a fallire e non più finanziabili, contribuirà a diffondere cultura d’impresa». «In buona parte degli Stati europei – viene affermato – le catene di farmacie sono una realtà consolidata e trovano il consenso dei consumatori che possono così risparmiare sul prezzo dei farmaci». C’è comunque chi sottolinea la necessità di mettere dei paletti, fissando limiti per le quote di capitali e contro la formazione di concentrazioni oligopolistiche. I più, però, reputano il ddl pessimo, quando non arrivano a definirlo «una porcata», «una finta liberalizzazione» per l’interesse di pochi che favorirà solo i grandi gruppi e sarà inutile, se non dannosa, per i cittadini. Ma non solo: c’è chi afferma che «porterà lentamente e inesorabilmente alla fine della farmacia come è stata interpretata fino ad oggi», è «l’ultimo atto di un disegno che ha messo in ginocchio la farmacia» e «sarà la morte di un servizio». Il timore è che «scardinerà il sistema odierno distruggendo la capillarità di presenza garantita anche in piccole zone rurali» e che le piccole farmacie verranno fagocitate, il tutto «per permettere alle multinazionali del farmaco di poter avere la loro catena di farmacie». Le conseguenze si rifletterebbero anche sulla professionalità dei farmacisti, perché «l’ingresso dei capitali segue solo una logica commerciale e di speculazione». E c’è chi si spinge ancora oltre, e teme che l’iniezione di grandi flussi di denaro possa portare anche a giri di malaffare e riciclaggio.

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