dambrosio-lettieri-luigiLuigi d’Ambrosio Lettieri è stato senatore per due volte, la prima dopo le elezioni politiche del 2008, la seconda dopo quelle del 2013. Nel 2018 non si è candidato per un ulteriore mandato. Ma – assicura – il suo impegno per la professione di farmacista continuerà immutato, a partire dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, della quale è vice-presidente. Uno dei nodi ancora irrisolti della professione è quello dei farmacisti titolari di parafarmacia, che da tempo chiedono riforme in grado di farli uscire da quella che giudicano una situazione ingiusta. Da ultimo, tra la Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane e Assofarm si è generato un aspro scontro in riferimento ad un bando pubblicato da una farmacia comunale di Brindisi, che ha deciso di non prendere in considerazione gli anni di esperienza maturati nelle parafarmacie.

Qual è la sua posizione in merito alla polemica che ha contrapposto FNPI e Assofarm?
“Credo che il bando vada esaminato in punta di diritto. Un bando, d’altra parte, costituisce una lex specialis. Personalmente credo che sia legittimo, e lo dico anche in ragione di un approfondimento effettuato in sede tecnica, che possano essere individuati dei requisiti preferenziali. Detto ciò, è possibile affermare che il caso di Brindisi faccia difetto rispetto alla preclusione alla partecipazione.”

Una questione soprattutto formale dunque?
“Esatto. Un bando può prevedere dei requisiti soggettivi che rappresentano un titolo preferenziale e che dunque sono valutati come tali. Ma non dovrebbe escludere dal diritto alla partecipazione. Certo, detto ciò non si può pretendere di condizionare il soggetto che emette il bando. E, nel merito, va detto che sono stati esclusi anche i farmacisti ospedalieri, il che mi fa pensare che dietro ci sia una ratio, e che questa non sia punitiva nei confronti dei farmacisti titolari di esercizi di vicinato.”

La FNPI però parla di discriminazione, e lo fa in termini più generali rispetto alla vicenda del singolo bando.
“I farmacisti di farmacia ospedaliera e gli esercenti attività in farmacia ospedaliera potrebbero avanzare le stesse critiche. Il problema va affrontato con una logica, altrimenti usciamo fuori dal perimetro. Qui ci sono due questioni distinte: la prima è quella del bando e a mio avviso, lo ripeto, esso può legittimamente indicare alcune esperienze maturate nell’esercizio della professione di farmacista come imprescindibili per aspirare a quel determinato posto. Ma non dovrebbe precludere la partecipazione: è un fatto di natura formale, anche se il risultato, alla fine, è lo stesso.
Poi c’è una seconda questione, che è legata ad un problema irrisolto, quello appunto dei farmacisti titolari di esercizi di vicinato, che sono stati ingannati da una norma con la quale si è voluto scardinare il sistema della farmacia. Perché questo era il primario obiettivo: preparare l’ingresso dei capitali, che già erano in fase di avanzamento e che, di fatto, poi sono arrivati. Le parafarmacie rappresentano il frutto di una certa politica che ha portato a promettere ciò che non si poteva dare: un’identità di presidio sanitario che, benché sia imposta la presenza del farmacista, è difficile da conferire, poiché vorrebbe dire destrutturare il sistema. Con le parafarmacie si è scelto di mostrare una bottiglia d’acqua nel deserto, ma era acqua avvelenata.”

Quindi a suo avviso la legge sulla Concorrenza è il punto di arrivo di un percorso?
“I fatti dicono che, dal 2006 ad oggi, è stata attuata una politica che passo dopo passo ha destrutturato un sistema. Dapprima c’è stata la legge Bersani, poi le norme attuative della legge 405/2001 relative alle modalità di dispensazione dei farmaci, poi l’ingresso dei capitali. In mezzo, la legge 27 “Cresci Italia”, con il maxi-concorso che considero una truffa, poiché non ha dato una risposta ai giovani: basti pensare che si è concesso si partecipare in società, con l’obiettivo di cumulare i titoli, senza rendersi conto dei contenziosi che si sarebbero generati in seguito, perché in società con tre, quattro o cinque persone è difficile chiudere un bilancio in attivo. Tutte queste norme le ho contrastate nella mia attività da parlamentare. Ma la domanda che mi pongo è: chi ne ha tratto vantaggio? Oggi non vedo chi possa ritenersi soddisfatto, se non alcuni grandi soggetti che si fregano le mani.”

Si riferisce alle catene di farmacie che potrebbero investire in Italia?
“L’ingresso delle società di capitale determinerà inevitabilmente uno squilibrio interno al sistema. Per anni si è criticato quello che è stato definito un monopolio. E ora è stata aperta la strada ad un oligopolio, dal momento che, come noto, cinque società potranno teoricamente acquistare l’intero sistema di dispensazione del farmaco sul territorio.”

Cosa si sarebbe dovuto fare invece?
“Quando nel 2009-2010 ero relatore del Ddl di riforma del comparto farmaceutico, prima quindi della legge 27 “Cresci Italia”, avevo proposto l’attivazione delle sedi farmaceutiche in tutti quei comuni in cui la farmacia è già istituita, ma non è stata aperta perché poco conveniente. Parliamo di centinaia di micro-comuni nei quali la farmacia rappresenterebbe l’unico presidio sanitario sul territorio, con grande sollievo per la popolazione e per i sindaci. Nella mia proposta, prevedevo che, laddove non vi fosse stato un reddito tale da assicurare la dignità professionale del farmacista, si sarebbe potuto ricorrere ad una sorta di salvadanaio di solidarietà, alimentato con risorse prese all’interno della professione.”

Pensa che il prossimo governo, visto il risultato elettorale che impone alleanze “trasversali”, avrà modo di toccare temi così specifici?
“Cerco di essere realista. So che non sarà facile trovare una convergenza programmatica tra un partito e una coalizione, e dico coalizione perché non credo che alla Lega Nord convenga percorrere la strada di un patto solitario con il Movimento 5 Stelle. Spero però che tra quest’ultimo e il centrodestra si possa raggiungere un’intesa su un percorso legislativo che contempli i temi più importanti che il Paese reclama.”

A cosa si riferisce?
“Ci sono dei grossi capitoli in gioco: il lavoro, le migrazioni, il fisco, le disuguaglianze sociali. Tuttavia, non penso che tra le pieghe di temi rilevantissimi, che possono rappresentare degli obiettivi di legislatura, debbano essere necessariamente espunti argomenti solo apparentemente di dettaglio. Sono fiducioso, perciò, che si possa trovare il modo di correggere la legge sulla Concorrenza, rivendendo almeno il tetto oggi fissato al 20% su base regionale. E per i colleghi titolari di parafarmacia spero che venga assunta un’iniziativa che conceda loro un beneficio economico, affinché possano essere risarciti dei danni compiuti dalla politica. Inoltre, auspico che si possa trovare una soluzione al loro legittimo diritto di poter lavorare. Naturalmente qualcosa di percorribile: a queste persone non possono essere raccontate frottole, non si può dire loro che ci sarà un riassorbimento.”

E per chi si laurea oggi?
“Il problema su questo punto è evidente: oggi noi facciamo laureare migliaia di farmacisti, sapendo già che per molti di loro non ci sarà un posto di lavoro.”

Le sembra normale?
“Io chiedo che si recuperino due elementi: responsabilità e rispetto. I giovani neolaureati e i colleghi titolari di parafarmacia lo meritano, così come, ad esempio, le farmacie rurali.”

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