Uno studio canadese indica una serie di criticità e di soluzioni per consentire ai farmacisti territoriali di rivestire un ruolo sempre più importante nell’ambito delle cure oncologiche.

cure-oncologiche-farmacistiI farmacisti territoriali dovrebbero rivestire un ruolo più importante nella presa in carico dei pazienti oncologici soggetti a terapie farmacologiche. A spiegarlo è uno studio pubblicato sul Canadian Pharmacists Journal. L’analisi – intitolata “Guidelines for outpatient cancer care by community pharmacists” – è stata curata da un gruppo di ricercatori di Halifax, in Canada.
Nel paper viene sottolineato in particolare che «i farmacisti possono seguire i pazienti che assumono farmaci oncologici per via orale». Ciò, però, a condizione che gli stessi professionisti siano in grado di superare una serie di difficoltà che vengono elencate nella ricerca: «Esistono oggi numerose nuove terapie farmacologiche sul mercato e occorre essere aggiornati continuamente sulla materia. Inoltre, la maggior parte di tali medicinali è presente di rado in farmacia, per cui il professionista non sempre ha grande familiarità in merito a questo tipo di cure». Aggirati tali ostacoli, la presenza del farmacista per i malati può rappresentare secondo i ricercatori un grande vantaggio: «I farmacisti territoriali spesso hanno già sviluppato una relazione diretta con i loro pazienti. Inoltre, questi ultimi spesso necessitano di una cura che sia “vicina a casa”», bisogno che viene soddisfatto grazie alla presenza capillare delle farmacie.
Lo studio suggerisce quindi una serie di strumenti che possono essere adottati dai farmacisti che prendono in carico i pazienti oncologici, al fine di migliorare i risultati delle cure: essi consentono al professionista di mantenersi sempre aggiornato sulle novità relative ai farmaci, sulle interazioni e sui possibili effetti collaterali. Inoltre viene indicata la necessità di standardizzare i documenti relativi alle cure, al fine di garantire una buona comunicazione tra il personale medico presente negli ospedali e i farmacisti, «soprattutto nel caso in cui vengano riscontrati problemi nel corso della terapia», ma anche per «garantire un coordinamento efficace per i pazienti». «Se i farmacisti – conclude il paper – adotteranno queste pratiche, potranno rivestire un ruolo sempre più di primo piano nell’ambito delle cure oncologiche».

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