farmacistiUno studio pubblicato dalla rivista “La clinica terapeutica” dell’Associazione Italiana di Terapia, ha analizzato la questione della contraccezione d’emergenza, unendo aspetti scientifici a valutazioni di ordine etico. A curare il paper, intitolato The conscientious objection: debate on emergency contraception, è stato un gruppo di ricercatori dell’università Sapienza di Roma. «La quasi totalità degli studi che sono stati effettuati – spiegano gli autori – tende a fornire informazioni sull’uso di medicinali come misura di emergenza finalizzata ad evitare gravidanze indesiderate. Tuttavia, non è completamente escluso il fatto che tali medicinali possano indurre in realtà un aborto. Il dibattito sugli effetti collaterali dei farmaci per la contraccezione d’emergenza è di conseguenza particolarmente vivo tra coloro, da una parte, che ritengono che il loro uso possa garantire un considerevole calo delle gravidanze non volute e del numero di aborti, e coloro che invece credono che tali medicinali provochino effettivamente l’interruzione di una gravidanza già avviata». Quest’ultima ipotesi, tra l’altro, porta con sé ulteriori dibattiti in merito alla possibilità che occorrerebbe dare ad esempio ai farmacisti di esercitare un’obiezione di coscienza sulla dispensazione dei medicinali. Nei mesi scorsi, in Italia era stata particolarmente discussa una sentenza con la quale era stata assolta una farmacista del Friuli Venezia-Giulia che si era rifiutata di dispensare una confezione di Norlevo ad una paziente. Inoltre, in parlamento è stata presentata anche una proposta di legge in materia di obiezione di coscienza, firmata dal presidente del Movimento per la vita, il parlamentare Gian Luigi Gigli. Lo studio analizza quindi i farmaci che sono attualmente in commercio in Italia e la legislazione vigente in materia di obiezione di coscienza, giungendo alla conclusione che «si tratta di un diritto consolidato». I farmacisti, dunque, «sono legittimati a negare il farmaco qualora ritengano che possa uccidere un essere umano ancora non nato, senza correre il rischio di essere punti per tale diniego». In merito all’uso dei medicinali, inoltre, gli autori indicano le necessità di incrementare l’educazione soprattutto per le adolescenti.

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