calo spesa farmaceuticaLa spesa farmaceutica netta convenzionata SSN e il numero di ricette per farmaci erogati in regime convenzionale sono scesi rispettivamente del 2,4 e dell‘1,5%. A spiegarlo è Federfarma, che ha trasmesso il tradizionale opuscolo sulla spesa convenzionata 2016 «che, grazie alla collaborazione di IMS Health, è stato arricchito in questa edizione di dati sul mercato complessivo della farmacia e sulla distribuzione diretta e per conto, relativi sempre all’anno 2016». Al contrario, ha sottolineato il sindacato dei titolari di farmacia, «si assiste a un sensibile incremento della spesa (+8,3%) e delle prescrizioni (+9,7%) relative a farmaci dispensati dalle farmacie in regime di distribuzione per conto». Nel corso del 2016 è inoltre proseguito anche il calo del valore medio netto delle ricette spedite in regime convenzionale: la contrazione è stata pari all’1%, mentre il valore lordo è diminuito solo del -0,5%, «a conferma della frenata del trend di riduzione del prezzo medio dei farmaci erogati in regime convenzionale». Più in generale, Federfarma ha evidenziato il fatto che «le farmacie continuano a fornire un rilevante contributo al contenimento della spesa, grazie alla diffusione degli equivalenti e la fornitura gratuita di tutti i dati sui farmaci SSN, con lo sconto per fasce di prezzo che ha prodotto nel 2016 un risparmio di circa 500 milioni di euro, ai quali vanno sommati circa 70 milioni di euro derivanti dalla quota dello 0,64% di cosiddetto pay-back, posto a carico delle farmacie a partire dal 1 marzo 2007 e sempre prorogato, volto a compensare la mancata riduzione del 5% del prezzo di una serie di medicinali. A tali pesanti oneri si è aggiunta poi, dal 31 luglio 2010, la trattenuta dell’1,82% sulla spesa farmaceutica, aumentata, da luglio 2012, al 2,25%. Tale trattenuta aggiuntiva ha comportato, per le farmacie, un onere quantificabile nel periodo in esame in oltre 191 milioni di euro». «Il calo della spesa farmaceutica è ormai irreversibile – osserva Carlo Ranaudo, docente presso la facoltà di Farmacia dell’università Federico II di Napoli – sono cinque anni che si assiste ad una contrazione. Soprattutto, il prezzo medio della ricetta sta calando in modo evidente. È per questo che occorre far capire al farmacista che non è più il numero di ricette l’indicatore della salute di una farmacia, bensì il valore intrinseco della ricetta stessa. Eppure, la maggior parte dei colleghi conosce bene il numero di ricette che spedisce ogni mese, ma non il prezzo medio: dato che varia da farmacia a farmacia. Sia chiaro, la Dpc ha consentito di far entrare in farmacia alcuni medicinali, il che è positivo perché consente di conservare il ruolo di presidio sanitario. Ma i farmacisti devono sfruttare questa centralità per imporsi come elemento fondamentale nel sistema di cura del benessere dei cittadini, attraverso ad esempio la nutraceutica, che vale ormai 2,7 miliardi di euro. E anche attraverso la prevenzione, così come i servizi: è qui che si possono trovare nuove marginalità».
In totale, infatti, «il contributo diretto delle farmacie al contenimento della spesa farmaceutica, nel 2016, è stato di circa 760 milioni di euro». Prosegue al contempo «il trend di aumento delle quote di partecipazione a carico dei cittadini, la cui incidenza sulla spesa lorda è passata dal 13,7% del 2015 al 14,2% del 2016».

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