aumento-tariffa-notturna-farmacistiContinua a far discutere la polemica sorta attorno all’aumento della tariffa notturna per la dispensazione di medicinali in farmacia. Come noto, essa è passata da 3,87 a 7,5 euro, fino ad arrivare a 10 euro in alcune zone. Ciò ha portato alcuni giornali a parlare di «stangata» ai danni del cittadino. Di qui le risposte arrivate attraverso i commenti dei lettori di FarmaciaVirtuale.it, a cominciare da una che se la prende in qualche modo con la categoria: «Capisco adeguare, ma sinceramente trovo che raddoppiare o triplicare sia esagerato, soprattutto ora che coi citofoni telefonici il farmacista “di turno” se ne sta comodamente a casa propria ad aspettare la chiamata anziché in farmacia». A tale affermazione ha risposto un altro lettore, spiegando: «Posso capire che passare da poco meno di 4 euro ai 7,50 possa essere una notizia da prima pagina per certi giornali così attenti alle esigenze dei pazienti, ma la realtà è un’altra: stiamo parlando di una vecchia tariffa (come quella delle preparazioni) che risale all’inizio degli anni Novanta… Sono passati 25 anni e mi risulta che in tutto questo tempo i prezzi di qualunque bene o servizio siano aumentati notevolmente. Il problema è che per anni si sono ignorate le richieste di aumenti “normali”, in linea con il costo della vita, ed ora ci troviamo di fronte ad un aumento importante». «Mi chiedo – prosegue il farmacista – quale lavoratore rinuncerebbe al dovuto riposo notturno per esitare un’aspirina o un succhiotto, anziché un latte per neonati, alla “considerevole” cifra di euro 7,50!». Quanto alle urgenze, poi, c’è chi si domanda: «È ammissibile una richiesta di farmaco urgente stilata alle 17:00 e presentata la sera alle 23:00? Non sarebbe il caso di porre dei paletti per evitare abusi e far si che le vere urgenze siano focalizzate da norme precise invece che lasciate alla precarietà di pensiero del paziente, ansioso, e anche bisognoso? Possibile che pure l’acquisto di un latte per neonati deve essere qualificato come necessità urgente?». Infine, un ulteriore commento precisa: «Volevo porre l’attenzione su un aspetto fondamentale: il farmacista è un professionista con tanto di laurea, pertanto il diritto addizionale deve intendersi come “atto professionale” e non come sovrapprezzo di un farmaco. Purtroppo si continua a fare confusione e trattare il farmaco come un bene comune. E l’atto professionale, con tanto di assunzione di responsabilità, come la vendita di un prodotto qualsiasi. Quale professionista si accontenterebbe di essere pagato solo € 7.50 quando viene svegliato alle 4 di mattina per una stupidaggine? Se proprio si volesse protestare contro questa legge allora i cittadini dovrebbero allearsi con i farmacisti e non sparare loro addosso, visto che erano 25 anni che la categoria attendeva, senza colpe».

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