farmacie mallariniLo sbarco di Amazon nel mercato dei medicinali Otc, avvenuto di recente negli Stati Uniti, potrebbe avere un impatto particolarmente importante sul settore della farmacia. Ma la sua valutazione merita un’analisi approfondita. FarmaciaVirtuale.it ha chiesto l’opinione di Erika Mallarini, docente di Public Management and Policy in SDA Bocconi e consulente in Focus Management, secondo la quale «tutto dipende da cosa vorrà fare da grande la farmacia». Per quanto riguarda gli Stati Uniti, infatti, l’esperta spiega che «la logica con la quale è stata presa la decisione da parte di Amazon non è di cercare una competizione diretta nei confronti delle catene di farmacie, come ad esempio Walgreens. Piuttosto l’impatto che si potrà generare sui retailer potremmo definirlo come un effetto collaterale che si andrà a verificare. Ma negli Usa occorre ricordare che il successo di soggetti come Walgreens non è tanto legato alle attività retail quanto a quelle di cessione dei dati. È questo il cuore del loro business e non a caso loro stessi si presentano come un “cloud di informazioni sanitarie”. Sono dunque prima di tutto gestori di big data». Partendo da questo presupposto, la valutazione dell’impatto di un possibile ingresso di Amazon anche in un mercato come quello italiano «dipende essenzialmente da ciò che la farmacia diventerà in futuro: troppo spesso, fino ad ora, ci si è concentrati sulle promozioni, sulla competitività, sulle strategia di vendita. Ma in questo senso la battaglia con Amazon sarà impari, perché il colosso del marketplace è in grado di garantire prezzi e possibilità che la singola farmacia non può avere. Basti pensare all’uso dell’intelligenza artificiale per prevedere la domanda e fidelizzare il paziente. È chiaro invece che una reale presa in carico di quest’ultimo da parte della farmacia territoriale, la raccolta dei dati legati alle loro condizioni di salute, il monitoraggio delle reazioni avverse o delle interazioni tra i farmaci può consentire al farmacista di rappresentare non solo un presidio del quale i sistemi sanitari non potranno mai fare a meno, ma anche un soggetto capace di fornire informazioni fondamentali per molti attori del settore». Secondo Mallarini, ciò imporrà tuttavia un duplice cambiamento: «Da una parte, ovviamente, tutto ciò sarà possibile solamente se si lavorerà in modo aggregato. Fare rete, in questo senso, consentirà di aprire nuovi sbocchi e dunque nuove opportunità di business da parte delle farmacie. Dall’altra, il farmacista dovrà modificare la propria professione in modo conseguente. Si tratta di una trasformazione importante, ma non è la prima volta che la categoria si confronta con un cambiamento profondo: basti pensare che il farmacista nacque come preparatore. Poi, con l’arrivo dell’industria, si pensò che la professione sarebbe scomparsa. Invece è evoluta e il farmacista è diventato un dispensatore di farmaci, nonché un professionista che fornisce consulenze ai pazienti. Ora si tratta di passare da dispensatore a soggetto che opera la presa in carico completa del paziente. A patto, questo è chiaro, di lavorare in modo multidisciplinare e integrato con gli altri».

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