allattamento e farmaciIl ministero della Salute ha pubblicato un “Position statement sull’uso di farmaci da parte della donna che allatta al seno”, curato dal Tavolo tecnico operativo interdisciplinare per la promozione dell’allattamento al seno e dal Tavolo tecnico per la valutazione delle problematiche relative all’allattamento al seno e la contestuale necessità di trattamento con farmaci. L’obiettivo, ha spiegato il dicastero, è di «offrire una guida per la gestione corretta delle informazioni di sicurezza dei farmaci in allattamento, sulla base di comprovate evidenze scientifiche, considerando tuttavia che nella pratica clinica la scelta terapeutica spetta al medico, dopo valutazione clinica del singolo caso. Il presente documento raccoglie, per alcuni principi attivi di collaudata esperienza clinica, i dati più recenti di letteratura sulla quantità escreta nel latte e sugli eventi avversi nei neonati allattati al seno». Il ministero ha anche ricordato di lavorare da tempo per promuovere l’allattamento materno, in accordo con le raccomandazioni di agenzie internazionali come Unicef e OMS: «La salute della mamma in allattamento è fondamentale per quella del bambino e, in caso di malattia, può essere valutata l’opportunità di iniziare una terapia farmacologica o di non interromperla, qualora essa sia già in atto». Tuttavia, si legge nella premessa del Position statement, «l’assunzione di medicinali da parte della donna che allatta solleva la problematica della sicurezza per il lattante, per i possibili effetti conseguenti al passaggio del farmaco nel latte materno. I limitati dati sui rischi correlati all’uso dei farmaci in allattamento non sempre aiutano a decidere se l’atteso beneficio della terapia per la donna che allatta sia superiore al rischio di eventi avversi per il bambino. Un’informazione non adeguata pertanto può indurre un’inutile sospensione dell’allattamento o la rinuncia alla cura da parte della mamma, oppure il ricorso all’automedicazione ed in particolare a terapie alternative (omeopatici, integratori, fitoterapici), che non possono essere intese come pregiudizialmente più efficaci e più sicure».
Inoltre, il ministero fa sapere che «si stima che tra il 65% e il 95% delle donne in allattamento assuma farmaci, il cui uso solleva la problematica della sicurezza in corso di allattamento».

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